CILIEGIE      Ciliegie rosse    

turgide fresche    

e un cesto    

di giunchi    

adorno    

di rose canine

 

Gocce di poesia

 

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       LA GIOSTRA  DELLE STAGIONI
 

INVERNO

Un albero spoglio

incide

arabeschi

di rami

sul fondo nitore

del cielo.

Nell’algore

s’involano

merli spaventati.

PRIMAVERA

Porta Borea

nel sole

il suo soffio di vita.

Come fuochi di festa

esplodono

bianchi e rosa

i rami

del frutteto.

ESTATE

E’ l’estate

da sempre

lo stridio

di cicale ebbre

impazzite.

Abbondano

negli orti

i frutti

della mano dell’uomo.

AUTUNNO

Torna

il vento d’autunno

modulando il suo addio.

A una a una

cede il castagno

le sue foglie

nel fossato.

                                                                                          di Raffaele Ieffa 

 

                            

FOGGIA, LUGLIO 1943 

Cloni d’uccelli preistorici,

i mostri

dalle grandi derive segnate

invasero

col rombo

di mille motori

a stella

il silenzio antico

della tua vasta piana.

E tu

baciata da Cerere e Pale

in questa terra

sacra a Pan

protettore di greggi

Foggia ignara

consumavi

nella fiera calura

della tua estate

il lento giorno

che il sacrificio

segnò, immane.

Remora non fu

al superbo invasore

levità pastorale

di luoghi

cimase di templi

ornate di serti d’acanto

né in grazia saperti

di quell’Enzo gentile

prigioniero a Bologna

che tanto sospirò

l’amata Capitana.

Seguendo la rosa dei venti

apparisti

ferma e lontana

al traguardo crociato

dei collimatori.

Più in basso

ancora  più in basso

e di schianto

al sobbalzo dell’ali

coperto ogni suono operoso

cedette

il mugghiare dei buoi

nelle stalle

all’urlo angosciato

delle madri.

E fu a un convegno

di morte

il correr disperato

del viaggiatore

in attesa dell’ultimo treno

ai sottopassi.

Una pioggia di fuochi

accecanti

d’incessanti famelici scoppi

finché il rombo s’arrese

all’umana pietà

spegnendosi a poco a poco,

come uragano passato.

Nel silenzio di morte

durando, per un tratto,

un ronzar tenue

inconsistente

non più greve

del volo di cetonia

sui fiori di sambuco

a primavera.

                                                                         di Raffaele Ieffa

                                                                          

.

Vento d'autunno

Vento d'autunno

t'incontro al passo

ove irrompe

la luce del tramonto

e s'accende

sul duro della terra

e si scolora....

vibrar sommesso

d'una stagione

in agonia

che ha regalato

gli ultimi

difficoltosi frutti

                                                                                           Raffaele Ieffa

 

.

Nuvole

Quando tutto sarà perduto

e i ghiacci disciolti

non fermeranno

i deserti ch' avanzano

quando saranno muti

i boschi

e più avare le notti

di stelle

resteranno pur sempre

le nuvole

le sole del tutto sottratte

alle brame dell'uomo.

                                                                                                     Raffaele Ieffa

 

a.s.2003-2004

L'  amicizia

Essere amici vuol dire sognare,

una vita insieme da immaginare;

non bisogna tradire,

se l'amicizia ce l'hai.

come la tristezza tra amici,

quando dividono insieme

la loro amicizia.

Dalila Romano  5B  

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La notte

la notte:

mistero,

fascino,buio.

Come un labirinto nero,

come le grotte

immense e piene di sorprese.

La notte magica

dove cammini nel buio

in cui ti perdi

e che ti prende l'anima.

Come un mistero

che passa solo

dormendo

e sapendo

che quella notte

ti ha sorpreso vivo.

di Silvia 5 A/B

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Città d'Italia

Città d'Italia

violentate

offese

derubate.

Città di torri merlate

nobili,antiche

cadenti.

Città delle grasse piane

dai mattoni rossi

più rossi

ai tramonti d’estate.

Gonfie terre

placidi fiumi

avvelenati.

Città delle colline

tra vigne dolci

colori dorati.

E ville stonate

di nuovi arrivati.

Città marine

salmastre

piccoli pesci morti

dalle piccole pance

d’argento

oblate al cielo.

Città assetate

abbagliate

nel pieno sole

cattedrali romaniche

protomi e bifore

piazze sconnesse

groviglio di cavi.

Città barocche

dai balconi panciuti

dai tetti d’amianto.

Città degli orridi

e delle grotte

istoriate

rifugio di briganti

teorie di santi

contadini ai piedi

d’una madonna nera.

Città del ricordo

corrose da neri fumi

da scritte

oscene banali

senza significato.

Città di santi

di trasvolatori

patrie di pittori

d’artigiani liutai…

Città delle piazze

pavimentate a scacchi

pennacchi rossi e blu

carabinieri

su cavalli bianchi

fanfare di bersaglieri…

Città dei salotti

delle ciarle

dei sogni, dei progetti

degli scippi dei motorini

dei telefonini…

Città senza vergogna

non crollate

vi prego

sull’insennatezza nostra

mostratevi ancora un po’

ancora un po’

quel che foste

quel che di voi dissero

i poeti

i creatori di moda

i ricami preziosi

delle donne

tramandati

in mostra dietro

balconi

accorciati

deturpati.

Mostratevi

nel silenzio

nel vostro silenzio prezioso

che non ha tempo.

Un tempo sempre lo stesso

a dispetto dei secoli

della foggia dei vestiti

dei padroni di turno

delle volgarità

delle offese.

Restate ancora un po’

quasi ferme nel sole

nel vostro tempo più vero.

Sostenete ancora

la fatica nostra

e non sia mai

che tutto al fine crolli.

 

                                              Raffaele Ieffa

 

 

Il mondo che vorrei

 Io vorrei l'aria fresca

come una pesca,

l'aria pura come natura,

terra fiorita

di margherite,

nuvole bianche

e uccelli che cantano.

Adriana Saponaro 4a D

L'amicizia

Io vorrei avere

degli amici sinceri

e gentili con tutti

specialmente con me.

Io non vorrei

degli amici arroganti

maliziosi e bugiardi

                                                                  Daniela Colangelo 4a D

L'amicizia

Io vorrei un'amica o un amico

e non importa se è bello o  brutto

se ha le bollicine in faccia o se fa qualche rutto.

Io non vorrei un amico che fa marachelle

che ne combina delle belle

che fa i dispetti alle bambine belle.

                                                                                                Monica 4 D

MARZO

 

Mese che più ci somiglia

è nel suo umore

un contrastar

d’opposte forze.

Nell’abbuiar da neve

filtra oggi marzo

un cielo aperto

come di maggio

tempo di biancospini

e di passioni.

Se il sonno ti coglie

qual gelo

che si scioglie

cede il torpore

ai rinnovati odori.

Per poco

al trascorrere ratto

di furtivi raggi

s’illumina il casolare

tra fiori di pervinca

e un volo di colombi.

Tanto basta

e lusinghe tornano

diapositive mai spente

di simbiosi totali.

Sull’onda dei ricordi

al prodigio d’esserci

rapito t’ abbandoni

come ape suggendo

il suo miele

che nulla turberan

d’ arcano

le ambasce

delle evenienze tutte.

                              Raffaele Ieffa

 

  

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a.s.2002-2003

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  di Antonio Grilli..